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I soliti 4 cani milazzesi

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Cani milazzesi di oggi

Oggi i cani di lusso ce li hanno tutti a Milazzo e gira una mala nomea a proposito delle donne della città del Capo, alimentata dalle coetanee dei paesi limitrofi dell'hinterland, che anziché badare al proprio uomo, essendo esse per la maggior parte sfaccendate o zitelle o divorziate, dedichino piuttosto il loro tempo principalmente a cagnolini di lusso, tenendoseli sempre di sopra e sbaciucchiandoseli come se si trattasse di amanti o dei propri figli stessi!

Inoltre queste ragazze stravedono per i loro cuccioli e non badano a spese; lungi da loro l'idea di accasarsi e di dedicare tempo ai bambini, perché di fatto vivono un'adolescenza infinita e non intendono acquisire "gli oggetti adulti", ma preferiscono vivere crogiolandosi in amori speciali con questi graziosi batuffoli pelosi ed amorevoli !

 Ovviamente, dissentiamo e siamo in disaccordo con questi pettegolezzi e malelingue limitrofi, ma dobbiamo confermare, purtroppo, che le donne milazzesi sprechino molto del loro tempo dietro incombenze effimere.

In altri casi si ammirano delle splendide ragazze con cagnolino al guinzaglio, che si affanno in su e giù per i marciapiedi e non si capisce che fanno di preciso!

Fatto sta, però, che un tempo non era così e nessuno pensava ci potessero essere dei cani con aspetto strano, come se avessero ricevuto una palata in faccia, per intenderci quelli di razza carlino.

 

Cani milazzesi del buon tempo antico

Amarcord, per esempio, che fino agli anni '70 esistevano a Milazzo i cani randagi, con cui i bambini potevano perfino giocare senza pericolo di essere morsi e che erano invece infinitamente buoni e giochettoni.

I ragazzini giocavano con loro per ore ed ore,  li torturavano in mille modi: tiravano loro la coda e le orecchie, tiravano  le pietre, li bastonavano, ci giocavano,  gli davano un  nocchino sul naso e via discorrendo.

Ma i cani erano sempre là, fermi, innocui, mai abbaiavano o si innervosivano e pensavano che i bambini stessero a giocare con loro, anzi erano una specie di baby sitter per loro  e volentieri si facevano fare tutti questi giochi strani e sevizie.

Il grande comico di Milazzo, il sig. Cilindro

Mi ricordo che c'erano pure cani sportivi, come quello appartenuto alla buonanima del sig. Cilindro, che era diventato, suo malgadro, tifoso della squadra di calcio del Milazzo.

Ma chi era il sig. Cilindro?

Era un signore affettuoso, amico degli amici, che tirava a campare come poteva, grande lavoratore,  affacendandosi in mille imprese, con un chiosco in Marina Garibaldi, all'inizio degli alberi, di fronte al vecchio locale Diana, dove nei pressi c'era pure una baracchina con flipper e calcio-balilla, dove i ragazzini, per giocare, imbucavano rondelle che compravano a pacchi, al posto delle vecchie 100 lire ed ogni tanto il titolare si incazzava in malo modo e li prendeva a pedate.

Ma il sig. Cilindro, invece, era buonissimo, come il suo cane.

  Il suo posto di lavoro più che un baretto, sembrava fosse una specie di bidonville, costruito come si poteva,  alla buona, con vecchie latte, prese da reclame di gelati algida ed un recinto in legname, con vecchi tavolini un po' malandati, con un pozzetto frigorifero  ansimante, dove teneva delle bibite e dei gelati che quando c'era più caldo rischiavano di sciogliersi.

Il Grande Giacomo Rondinella,
autore di Malafemmena

Egli vendeva quanto poteva ai passanti e, soprattutto, agli amici operai, che si sedevano stanchi, per sorseggiare << 'na menza bira missina>>.

 Le persone più semplici, i milazzesi popolani, quelli meno abbienti,  gli compravano qualcosa anche perchè lui li intratteneva nel frattempo, come poteva, con barzellette, storielle e quant'altro, poichè amava definirsi "il comico di Milazzo".

Altri dicevano di lui che sapeva perfino cantare molto bene ed era verissimo: era il maestro delle melodie napoletane!

Una sera, un famoso maestro d'orchestrina, un tale sig. Carmelo,  di cui tacciamo il noto cognome,  lo aveva invitato a cantare canzoni napoletane, per le quali Cilindro era un maestro e ci metteva tanta passione. Il suo cavallo di battaglia era  "malafemmena", ma per sua sfortuna,  proprio quella sera, per dispiaceri improvvisi,  pare avesse alzato il gomito, pur non essendo suo costume il bere, soprattutto, se lo invitavano in uno spettacolo.

Tuttavia,  pur di non perdere le 30.000 lire pattuite all'ingaggio, si era preso 2 caffè ed aveva accettato l'invito del maestro della band, per esibirsi in pubblico, credo in una festa per uno sposalizio o, comunque, in una serata musicale importante.

 Però le cose non erano andate per il verso giusto ed il nostro povero cantante melodico aveva iniziato ad impappinarsi:  sbagliava le note,  continuava ad arrancare e prendeva una "stecca" dietro l'altra, mentre il canto e le parole uscivano biascicate.  Erano allora volati pomodori e pernacchie, perchè il milazzese, si sa, in fatto di musica non scherza. Una volta aveva perfino fischiato il grande Fausto Leali, probabilmente per non aver capito le canzoni di questo artista internazionale e lo stesso era accaduto a Viola Valentino, in un'altra occasione.

Dopo quell'episodio, nonostante Cilindro cercasse di scusarsi e si faceva vedere mortificato per l'accaduto e veramente abbattuto, il maestro aveva chiuso definitivamente con lui!

Pare ci fosse andato di mezzo pure l'onorabilità di tutta la sua orchestrina ! 

Il cane rosso-blu tifoso del Milazzo

Ma, tornando al nostro discorso,  il sig. Cilindro era famoso, soprattutto, per il suo cane, un canone randagio di quelli tradizionali, senza pedigree, di colore beige, con macchie biancastre, che il "Comico" tingeva di rosso-blù o gli piazzava dei nastrini colorati, per fare il tifo, come poteva, alla squadra del Milazzo in serie D, specie quando giocava con la Nuova Igea!

Così finiva che il povero animale, ignaro, prendeva pietrate e calci dai barcellonesi furiosi!

 

Ma questa era un'altra storia.

Poi mi ricordo che c'era il cane nero dei vigili urbani, un bastardino molto dolce, che viveva nella zona della "Chiazza", dove si svolgeva il mercato del pesce,  che si portava a stento in giro, per via dei dolori artrosici, con la coda a mezzo alle gambe, quasi temesse che qualcuno gli tirasse un calcio, che non aveva più la forza di giocare con i ragazzini del centro, ma che ti guardava con due occhi intensi e buoni, in attesa di un pezzo di pane o di un pezzo di pizza, di quella che si comprava ancora dalla rosticceria dei Codraro, buonissima (!), che anche il cane gradiva.

Il cane del sig. Resta

A Capo Milazzo, invece, c'era il cane del Sig. Resta, che all'epoca gestiva il locale " Al Capo", uno dei primi locali che era spuntato come un fungo nella Riserva della Baronia, prendendo il posto degli antichi ulivi, quando ancora ci si poteva sedere in pace ed immergersi nella sera piena di grilli che cantavano alle stelle, nei pressi del vecchio fanale della Marina, respirando gli effluvi secchi e fragranti delle garighe mediterranee.

  Ebbene il cane era un vecchio bastardino di colore cioccolata, pure lui buonissimo, che ti guardava seduto mentre addentavi la pizza ed aveva appreso che non doveva abbaiare ma aspettava con pazienza, con l'acquolina in bocca,  che gli buttassi qualche buon boccone di pizza o, meglio ancora, un involtino calloso che tu, bambino edentulo, non riuscivi a mandare giù e che lui prendeva al volo quando glielo tiravi in bocca, e lo ingurgitava d'un fiato e poi ti guardava attento ed immobile,  con capo piegato di lato, e l'occhio attento, se per caso gli buttassi qualche altra cosa da mangiare.

Questi erano i nostri cani, con cui siamo cresciuti da bambini, animali senza fronzoli, schietti e semplici, buoni compagni d'infanzia che ci avevano aiutato a crescere.

Non c'era il problema della cacchina  sul marciapiedi o della pipi contro il muro,  e nessuno capiva dove andassero i cani a fare pipì o i loro bisogni. Erano cani seri, che scavavano il fosso se dovevano fare la cacca o facevano la pipì al massimo su una ruota.

E mangiavano solo la pasta che avanzava e bevevano dove capitava prima, sempre senza abbaiare e stavano  in silenzio.

Pure loro aiutavano le famiglie a crescere i numerosi bambini.

E quando c'era un diverbio tra i piccoli,  per una lite qualunque,  allora si veniva alle mani e si doveva risolvere la cosa con le bastonate: venivano anche i fratelli più grandi e ci si davano botte da orbi per davvero, mentre i cani abbaiavano rivolgendosi indietro, forse per richiamare l'attenzione dei grandi, ma poi si faceva subito la pace.... e la vita riprendeva come prima.

Questo era il buon tempo antico, quando i ficodindia ancora non si compravano al negozio di frutta.

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