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Le acque di Milazzo

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Le acque secondo la storia di Antonio Mongitore

Sella sua opera "Della Sicilia ricercata " scritta tra il 1742 e il 1743, lo storico ed erudito Antonino Mongitore, parlando delle 'Acque sacre " di Sicilia (nel cap. I del V libro, p. 134) dedica un passaggio a Milazzo

Sorge il convento dei Padri Carmelitani di Milazzo presso la spiaggia del mare; ed ha un pozzo d'acqua dolce dentro lo stesso mare; e per divozione, che professano i Cittadini a S. Alberto Carmelitano, la bevono gl'infermi a nome del Santo con giovamento della sanità.

Ha pure altra proprietà, di mantenersi per lungo tempo incorrotta: onde volentieri se ne provvedono giornalmente i Naviganti.

Nel 1674 mentre infieriva la guerra tra Spagnuoli e Francesi per la Città di Messina, il Viceré di Sicilia elesse per piazza d'armi la Città di Milazzo. Ma essendovi gran penuria d'acqua nel quartiere dei soldati, nel mezzo della Città, vicino al Convento de' Padri Minimi, un Ingegniere vantossi avanti Viceré di voler cavare un pozzo, in cui avrebbe ritrovato vene inesauste d'acque dolci.

Fece per tanto cavare per più giorni; ma per essere quel luogo, ove avea ideato il pozzo, tutto arenoso, non potè mai ritrovare gocciola d'acqua. Scorgendosi deluso, e quasi svergognato, per lo perduto credito della sua perizia e arte, ricorse al patrocinio di S. Francesco di Paola, e le sue ardenti preghiere riportarono un prodigioso avvenimento; perché gli operai, s'avvennero in una pietra quadrangolare più di 50 palmi sotterra, in cui si ammirò scolpita, come da perito scalpello l'immagine di detto Santo: ed appena alzata la pietra scaturì una vena indeficente d'acque fresche, e dolcissime, che mai son mancate, e tuttavia durano: ed hanno dissetato a più migliaia di soldati, senza punto scemarsi.

Udito il Viceré il prodigio volle la pietra, che non era più di due palmi: e la portò seco come preziosa reliquia. Nel fabbricarsi, nella stessa Città di Milazzo il Convento de' PP. Minimi si trovò un pozzo d'acqua salsa nel 1465. S. Francesco di Paola presente alla fondazione del suo convento, vi fece sopra il segno della croce, e d'un subito l'acqua divenne dolce, e con lo spirito profetico predisse, che dovrebbe restar dolce quell'acqua fin a tanto, che si facesse una cisterna d'acqua piovana.

Così avvenne poiché dopo quattordici anni, si fece la cisterna, delle cui acque cominciando a servirsi i Religiosi, l'acqua del pozzo ritornò ad essere salsa. Ma non restò inutile, perchè per li meriti del Santo divenne salutevole a molte infermità. Così scrive Mons. Giuseppe Maria Perrimezzi nella Vita del Santo, lib. Ili cap. Ili, f. 128

 

Le acque di Milazzo secondo Claudio Italiano

Milazzo è stata da sempre la città delle acque, ed in ciò risiede la sua fortuna, soprattutto per le campagne ubertose, dove, come ben ricordo, nei pressi della buonanima della campagna delle contrade di Cacciola e Bozzello, prima dello scempio perpetrato, si poteva apprezzare l'acqua freschissima tirata dai "motori" in pozzi scavati nelle campagne. Per altro esisteva un immenso sistema di irrigazione che si fa risalire per certo al 1875 o prima ancora, tanto che lo stesso scrittore De Roberto ne parla nel libro l'Illusione, dove cita un vascone di irrigazione sito nella Villa del Gelso, tutt'ora esistente, una Villa da cui si accede tramite un cancello sormontato da due leoni nelle campagne di Milazzo, procedendo per una viuzza di Contrada Bilemi, che poi sfocia in Via Rio Rosso, la strada che porta a mare. 

Inoltre, di recente, il famoso ing. Stefano Trimboli ha restaurato, con grande sapienza, una vecchia abitazione, sita in una stradina nei pressi della scuola elementare Piazza, Via Riccardo D'Amico, nei "casaleddi" di Milazzo centro, dove esistono delle antiche cisterne da cui si apprezza lo scorrere di acque fresce e potabili, che all'epoca fornivano acque alle famiglie che vivevano in questi locali. E queste premiture o vene di acque probabilmente di provenienza dal promontorio del Capo, giungevano fino alla zona del porto, o pare che anche le vene di provenienza da S. Lucia del Mela, interrandosi, fossero intercettate ad Acque Viola e nel porto stesso, dove, come avete visto, i bastimenti si approviggiavano nelle botti di acque potabili, raccolte nei pressi del porto.

Esisteva, inoltre, la fontana del Dio Mela, che i milazzesi, scherzosamente, dicevano la "fontana del panettiere di Donna Gasparina" un antico forno del pane dei giorni andati.

Infine chiudiamo dicendo 2 cose:

a) l'acqua affiorava a 2,5 mt nella zona di S. Paolino, sulle sabbie "calamare", ferrose,  grazie Iddio (!), campagna oggi ormai distrutta dall'ignoranza di questo popolo di scemi, per intenderci nei pressi dei canneti che ancora si apprezzano sull'asse viario e dove c'è il pozzo;

b) a Capo Milazzo, coi ragazzi delle medie, dove abbiamo girato il video "Dall'inferno al Paradiso", copiati dall'amico Carmelo Isgrò che ha realizzato un percorso simile nel suo MUMA, che conduce dall'inferno plastificato alla luce del paradiso acquifero del mare (!), c'è una premitura perenne nei pressi del vecchio Carrubo, una fonte veramente miracolosa e misteriosa. Lo stesso dicasi al Capo di Milazzo, dove nei pressi di Montetrino esistono case antiche con cisterne negli scantinati delle stesse, che si alimentano  da vene  di acque freatiche, che consentivano la vita ai vecchi abitanti del Capo di Milazzo.

Così potete capire, che Milazzo è una terra bellissima, una donna leggiadra sposata ad un malo marito! Che Iddio possa aprire le menti del terzo millennio!

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